Il dibattito intorno alla gestione societaria del Milan targato RedBird continua a infiammare il mondo dei media e del tifo rossonero. L’ultimo affondo, decisamente diretto, arriva da Fabio Ravezzani. Il direttore di TeleLombardia ha affidato al suo profilo X (ex Twitter) una riflessione pungente sulla strategia economica del club, criticando apertamente la linea tracciata dal proprietario Gerry Cardinale.
Secondo il giornalista, il binomio tra plusvalenze e contenimento dei costi salariali, se esasperato, rischia di allontanare il Milan dalla vetta del calcio che conta.
Il tweet della discordia: «Ci si sta indebolendo»
Ravezzani non ha usato giri di parole, commentando le recenti uscite mediatiche del numero uno di RedBird e mettendo in discussione la sostenibilità puramente finanziaria a scapito di quella sportiva:
«Se sul mercato incassi più di quanto spendi, se gli stipendi dei tuoi calciatori sono inferiori alle concorrenti, ci sono molte possibilità che ti stia sempre più indebolendo. Questo andava detto a Cardinale nelle due interviste sul Milan. Se poi sbagli i dirigenti, è il disastro.»
I due nodi cruciali: Mercato e Monte Ingaggi
L’analisi di Ravezzani tocca i due pilastri della filosofia di Cardinale, spesso elogiata dagli analisti finanziari ma criticata da chi brama successi sul campo:
Il saldo del calciomercato: Il Milan ha dimostrato una rigida disciplina, legando spesso gli acquisti alle cessioni (come nel caso emblematico della vendita di Sandro Tonali). Per Ravezzani, chiudere le sessioni in attivo o in perfetto pareggio non permette di colmare il gap con le big europee.
La spending review degli stipendi: Il club rossonero ha imposto un tetto rigido agli ingaggi per mantenere il bilancio in attivo. Tuttavia, nel calcio moderno, trattenere i top player o attrarre campioni affermati richiede uno sforzo salariale che il Milan, al momento, preferisce evitare, a differenza di rivali storiche come Inter e Juventus.
L’ombra sulle scelte dirigenziali
La chiosa di Ravezzani lancia una frecciata anche sulla gestione operativa del club: «Se poi sbagli i dirigenti, è il disastro».
Un riferimento che sembra guardare alle ultime finestre di mercato e alla catena di comando sportiva che ha dovuto raccogliere la pesante eredità dell’addio di Paolo Maldini e Frederic Massara. Se la strategia aziendale è restrittiva, l’errore di chi sceglie gli uomini (e l’allenatore) diventa fatale e non lascia margini di errore.
Resta da capire se la proprietà americana raccoglierà queste provocazioni o se continuerà dritta per la sua strada, convinta che la sostenibilità economica sia l’unica vera via per il successo a lungo termine.