Il Milan si trova di fronte a un bivio cruciale per il proprio futuro, ma le voci e le indiscrezioni che gravitano attorno a via Aldo Rossi non convincono affatto chi la storia rossonera l’ha scritta a suon di trofei. Fabio Capello, storico ex tecnico del “Milan degli Invincibili”, è intervenuto duramente sulle strategie societarie, analizzando senza peli sulla lingua i profili accostati al club e la gestione del caso più spinoso della rosa: Rafael Leao.
La stroncatura sui nomi: “Serve una dirigenza all’altezza”
Nelle ultime settimane il calciomercato ha visto accostare alla panchina e all’organigramma del Milan diversi profili internazionali. Riflessioni che, tuttavia, lasciano “Don Fabio” decisamente perplesso:
“I nomi che sento girare non mi tranquillizzano, tutt’altro. Sembra la fiera dell’est. Permettetemi da italiano di storcere un po’ il naso davanti a certe opzioni…”
L’affondo di Capello tocca un punto nevralgico: la mancanza di un forte nucleo dirigenziale che conosca profondamente le dinamiche e il peso specifico del calcio italiano. L’ex allenatore mette in guardia la proprietà americana, sottolineando come la scuola dei direttori sportivi nostrani rappresenti un’eccellenza assoluta, spesso sacrificata a favore di modelli esteri che faticano a integrarsi rapidamente a San Siro. Anche di fronte a suggestioni importanti come quella di Ralf Rangnick in ottica dirigenziale, Capello ha invitato alla massima prudenza, ricordando che il contesto milanista è ben diverso dalle realtà di Lipsia o Salisburgo.
Il capitolo Leao: “Bastava vederlo in campo”
Se il futuro assetto societario preoccupa, il rendimento delle stelle attuali non lascia dormire sonni tranquilli. Il focus si è inevitabilmente spostato su Rafael Leao, protagonista di un finale di stagione decisamente opaco e al centro di costanti critiche per il suo atteggiamento alterno.
Capello non ha usato giri di parole per descrivere l’involuzione del portoghese, facendo capire che i segnali di una certa “pigrizia” o mancanza di continuità emotiva erano evidenti da tempo: “Bastava vederlo in campo”.
Secondo il tecnico, il problema principale di Rafa non è legato alla posizione tattica o a compiti da centravanti che non gli appartengono, ma parte direttamente dalla testa. Quando i ritmi si abbassano e il giocatore rinuncia all’uno contro uno — la sua arma letale sulla fascia sinistra — diventa lo specchio e il simbolo di un Milan sotto ritmo. Il messaggio è chiaro: il talento non basta più, è il momento di un definitivo scatto di maturità, perché l’atteggiamento e i “capricci” rischiano di lasciare l’esterno portoghese nell’eterna categoria degli incompiuti.
Per la dirigenza rossonera si preannuncia un’estate rovente: tra la necessità di blindare (o ridiscutere) i pilastri tecnici e l’obbligo di scegliere uomini di campo capaci di riportare il Milan ai vertici, le parole di Capello suonano come un severo ma necessario campanello d’allarme.