MILANO – In un’intervista esclusiva rilasciata al Financial Times nella giornata di oggi, Gerry Cardinale ha deciso di mettere i punti sulle “i” riguardo alla gestione del Milan e al futuro societario. Un intervento duro, sincero e privo di giri di parole, che arriva in un momento cruciale per il club rossonero.
L’ADDIO DEFINITIVO ALL’OMBRA DI ELLIOTT
Uno dei temi più caldi toccati dal fondatore di RedBird è il costante scetticismo sulla proprietà. “È frustrante dover rispondere ancora oggi se il club sia mio o di Elliott”, ha dichiarato Cardinale. Con l’operazione di rifinanziamento conclusa a inizio 2026, che ha visto l’uscita dei rappresentanti del fondo Singer dal Consiglio di Amministrazione, Cardinale rivendica la totale indipendenza decisionale e finanziaria.
IL CONFRONTO CON IL PASSATO
Cardinale ha affrontato anche il peso dell’eredità di Silvio Berlusconi. Pur rispettando la storia del club, il numero uno di RedBird ha chiarito che il suo modello di business non prevede spese folli e non programmate. “Non sono qui per fare il tifoso che brucia cassa perché è ricco. Sono un investitore che vuole creare valore”. Un approccio che punta tutto sulla sostenibilità e sui risultati sportivi derivanti da una struttura societaria solida.
IL PROGETTO STADIO E IL FUTURO
Oltre alle polemiche, c’è il futuro. Il nuovo stadio resta il pilastro centrale della visione di Cardinale. Per il manager americano, l’impianto non sarà solo la casa del Milan, ma un volano per l’intera Serie A, dimostrando che anche in Italia è possibile innovare nonostante le complessità burocratiche incontrate in questi primi tre anni.
CONCLUSIONE
Il messaggio di Cardinale è chiaro: la fiducia va guadagnata sul campo e con i fatti. Con i conti in ordine e la piena proprietà in mano, il Milan di RedBird entra ufficialmente in una nuova era.