A volte ritornano. Anche a distanza di vent’anni, la ferita di Calciopoli e dello scudetto del 2006 assegnato a tavolino all’Inter continua a far discutere i protagonisti dell’epoca. L’ultima stoccata, intrisa della sua classica ironia, arriva direttamente da Adriano Galliani.
L’ex amministratore delegato del Milan, oggi al Monza, è intervenuto sul palco di Solomeo in occasione della presentazione della lista dei 100 candidati all’European Golden Boy. Accanto a lui c’era un vecchio amico, Fabio Capello, l’allenatore che guidava la Juventus proprio nei due anni cancellati dalle sentenze sportive.
La battuta che riaccende la rivalità
Il siparietto è nato proprio parlando della carriera di Capello e del suo sbarco in bianconero. Galliani ha preso la parola ricordando i successi del tecnico friulano, scatenando subito la reazione della platea:
”Fabio sul campo ha vinto due scudetti con la Juventus. Non voglio ricordare la storia del 2004-2006…”
A quel punto Capello ha provato a smorzare con un sorriso: “Non feriamoci…”. Ma l’ex dirigente rossonero non ha resistito e ha piazzato la battuta, rivolta senza troppi giri di parole ai rivali dell’Inter:
”L’Italia è l’unico caso al mondo in cui il terzo diventa primo. In cielo gli ultimi diventano i primi, ma sulla terra i terzi sono diventati primi!”
Il riferimento è ovviamente alla stagione 2005/2006, quando il campionato si concluse con la Juventus al primo posto, il Milan al secondo e l’Inter al terzo. A causa delle penalizzazioni inflitte a bianconeri e rossoneri, il titolo di Campioni d’Italia venne tolto alla Juve e riassegnato a tavolino al club nerazzurro, allora guidato da Massimo Moratti.
La crisi del calcio italiano: “Siamo un campionato di transito”
Al di là della parentesi nostalgica e pungente sui vecchi campionati, Galliani e Capello hanno analizzato con realismo lo stato di salute attuale del nostro calcio, spiegando perché le squadre italiane facciano così tanta fatica in Europa rispetto al passato.
Il problema principale, secondo l’ex dirigente del Milan, è puramente economico e strutturale:
Il divario di fatturato: “Le squadre che vincono la Champions oggi hanno il doppio del fatturato delle nostre big. Il Real Madrid fattura 1,2 miliardi, le italiane migliori arrivano a 400-450 milioni contando le plusvalenze.”
La questione stadi: Per incrementare i ricavi servono impianti moderni. Un’arena accogliente e piena aiuta a vendere meglio anche i diritti televisivi all’estero, dove la Serie A fatica a sfondare anche per motivi linguistici.
Il cambio di status: “Prima eravamo un campionato di arrivo per i migliori al mondo (l’ultimo Pallone d’Oro in Italia è stato Kaká nel 2007). Oggi siamo diventati un campionato di transito.”
A fargli eco è stato lo stesso Capello, che ha criticato l’evoluzione tattica degli ultimi anni, definendo il “Guardiolismo” mal copiato una rovina per i settori giovanili italiani: “Abbiamo smesso di insegnare a difendere e facciamo un possesso palla che annoia e toglie personalità ai giocatori”.
I tempi d’oro degli anni ’90 e 2000 sono ormai lontani, ma a quanto pare la voglia di punzecchiarsi tra Milan, Juve e Inter non passerà mai di moda.