Milano si sveglia con una scossa giudiziaria che colpisce il cuore del progetto del “Nuovo Stadio”. La Procura indaga su nove persone: l’accusa è che la vendita del Meazza sia stata un’operazione “confezionata” su misura per i club.
Di Redazione | 31 Marzo 2026
Non è una giornata qualunque per il futuro di San Siro. Mentre le diplomazie tra Palazzo Marino, Inter e Milan sembravano aver trovato un punto d’incontro sulla vendita dell’area, l’intervento della Procura di Milano rimescola completamente le carte. Nove persone sono finite nel registro degli indagati, tra cui nomi pesanti dell’amministrazione comunale e dirigenti di primo piano delle due squadre milanesi.
Le accuse: Gara truccata e segreti svelati
L’inchiesta ruota attorno a due reati principali: turbativa d’asta e rivelazione di segreto d’ufficio.
Secondo i magistrati, la procedura per la cessione dello stadio e dei terreni circostanti (un’operazione dal valore stimato di circa 197 milioni di euro) non sarebbe stata una libera competizione di mercato, ma un percorso pilotato. L’ipotesi è che funzionari pubblici e rappresentanti dei club abbiano collaborato sottobanco per creare un “abito su misura”, garantendo a Inter e Milan una corsia preferenziale ed escludendo potenzialmente altri soggetti interessati.
I punti oscuri dell’inchiesta:
- Scambio di informazioni riservate: Documenti che dovevano restare segreti sarebbero passati dagli uffici comunali direttamente ai consulenti dei club per “aggiustare” le valutazioni economiche.
- La “Legge Stadi” come scudo: Gli inquirenti sospettano che le agevolazioni previste dalla normativa sugli stadi siano state usate come pretesto per favorire una massiccia operazione immobiliare sulle aree adiacenti, forzando le regole urbanistiche.
Chi sono i protagonisti?
L’elenco degli indagati tocca i vertici di tutte le parti in causa:
- Per il Comune: Sotto la lente figurano figure chiave come il Direttore Generale Christian Malangone, l’ex assessore all’Urbanistica Giancarlo Tancredi e la dirigente Simona Collarini.
- Per l’Inter: Indagato l’ex CEO Corporate Alessandro Antonello e il manager Mark Van Huukslot.
- Per il Milan: Coinvolto Giuseppe Bonomi, figura centrale per i progetti infrastrutturali rossoneri.
Perquisizioni in corso: sequestrati telefoni e PC
Dalle prime luci dell’alba, la Guardia di Finanza ha setacciato gli uffici di Palazzo Marino, le sedi dei club e le abitazioni private. L’obiettivo è cristallizzare le prove: chat, email e messaggi WhatsApp che potrebbero confermare l’esistenza di un accordo illecito per blindare l’affare San Siro.
Cosa succede adesso al progetto stadio?
Questa inchiesta rappresenta un colpo durissimo per la narrazione della “trasparenza” dell’operazione. Se le accuse venissero confermate:
- L’iter burocratico potrebbe bloccarsi: Difficile immaginare che il Comune prosegua con la vendita mentre i suoi dirigenti sono sotto indagine proprio per quell’atto.
- Danno d’immagine: Per Inter e Milan, già impegnate in complessi piani finanziari, il coinvolgimento in un’indagine per corruzione o turbativa è un ostacolo pesantissimo.
- Il rischio stallo: San Siro rischia di rimanere un “monumento all’incertezza” per altri anni, con i club che potrebbero tornare a guardare con forza verso ipotesi fuori Milano (San Donato o Rozzano).
Il commento: Milano si conferma al centro di una bufera urbanistica che sembra non finire mai. Dopo i sequestri dei cantieri residenziali degli scorsi mesi, ora il mirino si sposta sul tempio del calcio. La sensazione è che questo sia solo l’inizio di una lunga battaglia legale.