MILANO – Fino a pochi mesi fa era l’indiscutibile “Captain America”, l’uomo capace di spostare gli equilibri con una giocata e il volto copertina del nuovo corso rossonero. Oggi, Christian Pulisic sembra l’ombra del giocatore ammirato nella sua prima stagione italiana. Il 2026, l’anno che doveva portarlo da protagonista al Mondiale casalingo, si sta trasformando in un calvario fatto di digiuni realizzativi, problemi fisici e una leadership che vacilla.
Un 2026 da “zero” gol
I numeri non mentono e, nel caso di Pulisic, sono spietati. L’attaccante statunitense non segna una rete ufficiale dal 28 dicembre dello scorso anno (gol contro il Verona). Da allora, il tabellino segna uno zero che pesa come un macigno.
La crisi non è solo realizzativa, ma di presenza costante. Sotto la gestione di Massimiliano Allegri, Pulisic ha faticato a trovare continuità a causa di una serie di intoppi fisici: prima un problema al bicipite femorale a gennaio, poi una fastidiosa borsite al ginocchio che ne ha limitato l’esplosività. Anche quando è sceso in campo, come nell’ultimo match vinto 3-2 contro il Torino, ha mostrato sprazzi di classe (fornendo un assist), ma è apparso lontano dalla ferocia sotto porta che lo aveva contraddistinto.
Tensioni interne e il caso Leao
A complicare il quadro milanista ci sono anche i segnali di nervosismo nello spogliatoio. Recentemente, le telecamere di Bordo Cam hanno catturato momenti di tensione con Rafael Leao. Il portoghese si è lamentato apertamente di alcune scelte di gioco dell’americano (“Non la passa mai e nessuno dice niente”), segnale di una sintonia tecnica che sembra essersi smarrita tra i due leader dell’attacco rossonero.
Nazionale: il peso del Mondiale e la questione fascia
Se il club piange, la Nazionale non ride. Nel recente test amichevole contro il Belgio (perso pesantemente per 5-2 il 28 marzo), Pulisic è apparso frustrato e impreciso, fallendo occasioni nitide che solitamente trasforma con facilità.
Ma il dato che scuote l’ambiente USA è un altro: la gestione della leadership. Con il Mondiale 2026 alle porte, il CT Mauricio Pochettino sta ruotando molto gli uomini e le responsabilità. Sebbene Pulisic resti il giocatore più rappresentativo, la sua “proprietà” esclusiva della fascia da capitano non è più così scontata. La pressione di essere l’icona del torneo in casa sta diventando un fardello: “Volete che senta la pressione, ci state riuscendo”, ha scherzato (ma non troppo) con i giornalisti in ritiro.
Le parole del giocatore: “Basta un gol per tornare eroi”
Nonostante tutto, Christian non ci sta a farsi dare per finito. In una recente intervista a Men’s Journal, ha analizzato il momento con lucidità:
”Puoi giocare male, ma se segni due gol la gente ti osanna. È vero anche l’opposto. In questo momento sto solo cercando di ritrovare la condizione fisica migliore, è l’unica cosa che conta.”
Prospettive: il bivio di fine stagione
Con il contratto in scadenza nel 2027 e le voci di mercato che iniziano a circolare (nonostante le sue smentite), Pulisic si gioca tutto in questi ultimi due mesi di stagione. Il Milan ha bisogno dei suoi gol per blindare la zona Champions e sognare lo scudetto; lui ha bisogno del Milan per non arrivare al “suo” Mondiale da comprimario.