Mentre la Nazionale attraversa l’ennesima crisi d’identità, torna d’attualità il monumentale progetto di riforma presentato da Baggio nel 2011 e mai attuato. Un’occasione persa che oggi pesa come un macigno.
Di Redazione | 2 Aprile 2026
In un calcio che corre sempre più veloce verso algoritmi e plusvalenze, esiste un documento che giace nei cassetti di Coverciano come un reperto di una civiltà superiore. Sono le 900 pagine scritte da Roberto Baggio durante il suo incarico come Presidente del Settore Tecnico della FIGC (2010-2013). Oggi, con l’uscita del suo nuovo libro “Luce nell’oscurità”, quel grido d’aiuto rimasto inascoltato torna a squarciare il silenzio del sistema calcio.
Un progetto nato dal cuore, ucciso dalla burocrazia
Quando Baggio accettò l’incarico federale, non lo fece per una poltrona o per prestigio personale. Lo fece con la stessa dedizione con cui calciava le punizioni: con precisione e visione. Il suo piano non era una semplice lista di buoni propositi, ma una riforma strutturale completa del sistema calcistico italiano.
Le “900 pagine” toccavano punti che oggi, nel 2026, appaiono profetici:
- La Formazione dei Formatori: Baggio insisteva sul fatto che per avere grandi giocatori servissero grandi maestri, non solo esperti di tattica, ma educatori capaci di trasmettere la tecnica pura.
- Il Ritorno alla “Strada”: Il progetto prevedeva la creazione di centri federali dove il talento potesse esprimersi liberamente, lontano dalla rigidità degli schemi precoci che soffocano la fantasia dei bambini.
- Etica e Umiltà: Al centro di tutto c’era l’uomo, prima del calciatore. Un richiamo ai valori buddisti di resilienza e sacrificio che hanno segnato la carriera di Roby.
”Lettera Morta”: L’addio amaro
“Non amo occupare poltrone senza poter fare le cose”. Con queste parole, nel 2013, Baggio rassegnò le dimissioni. Il motivo? Il suo progetto, seppur approvato a parole, non era mai stato finanziato né reso operativo. Il sistema aveva usato l’immagine del “Divin Codino” come paravento, senza avere la reale intenzione di cambiare pelle.
A distanza di tredici anni da quell’addio, e con un’Italia che fatica ancora a trovare il “nuovo Baggio” o anche solo una stabilità tecnica, quel dossier appare come l’ultimo grande treno perso per la modernizzazione del nostro sport.
”Luce nell’oscurità”: Il ritorno del pensiero di Roby
Il nuovo libro di Baggio non è solo un’autobiografia; è un manifesto spirituale che parla di come ritrovare la rotta nei momenti difficili. È impossibile non leggervi tra le righe un monito al calcio di oggi. Mentre i club discutono di Superleghe e diritti TV, Baggio ci ricorda che la vera ricchezza è nel tocco di palla, nella gioia di giocare e nella cura del vivaio.
Forse, questa Pasqua 2026 dovrebbe essere l’occasione non per cercare l’ennesimo allenatore “salvatore della patria”, ma per andare in archivio, soffiare via la polvere da quelle 900 pagine e ammettere che Roberto Baggio, ancora una volta, aveva visto lo spazio dove gli altri vedevano solo un muro.
L’Editoriale: Ignorare Baggio è stato il peccato originale del calcio italiano moderno. Finché non rimetteremo la tecnica e la passione al di sopra della politica sportiva, continueremo a cercare una “Luce” che avevamo già tra le mani.