NEW YORK – C’è un filo invisibile che lega il “Palazzo di Vetro” delle Nazioni Unite ai campi di Milanello. A tirarlo è stato Alexandre Pato, tornato a vestire i panni di ambasciatore del mondo rossonero per l’evento Change the World Model UN. Davanti a 4.000 studenti, il “Papero” non ha parlato solo di calcio, ma di valori, rispetto e di quella famiglia chiamata Milan che lo ha accolto poco più che bambino.
La lezione della mensa: “Il rispetto prima del talento”
Il momento più alto del discorso di Pato è stato il ricordo del suo primo impatto con il mondo rossonero. Era l’agosto del 2007, non aveva ancora 18 anni, e arrivava dal Brasile con l’etichetta di fenomeno.
”Ricordo il primo giorno a Milanello. Carlo Ancelotti mi portò in mensa. Lì sedevano i campioni di tutto: Maldini, Nesta, Gattuso, Seedorf, Inzaghi, Ronaldo. Mi sentivo piccolo, ma Carlo mi disse: ‘Guarda bene, Alexandre. Qui non conta quanto sei bravo con il pallone, conta come porti rispetto a questa maglia e ai compagni’. Lì ho capito che il Milan era una famiglia. Potevi essere il miglior giocatore del mondo, ma dovevi restare umile. Ecco perché quella squadra ha vinto tutto.”
Lo spogliatoio delle leggende: tra Bibbie e Playboy
Pato ha poi regalato un sorriso alla platea ricordando i suoi “vicini di posto” in spogliatoio. Si sedeva tra Paolo Maldini e Ronaldo il Fenomeno, con Kaká proprio di fronte. Un concentrato di storia del calcio che lo ha forgiato come uomo.
Celebre è l’aneddoto del suo “battesimo” rossonero: “Ronaldo mi si avvicinò con una rivista di Playboy e mi disse: ‘O vieni nel mio gruppo o vai in quello di Kaká che ha le cose della chiesa’. Ero un ragazzino, ero frastornato, ma tutti loro, a modo loro, mi hanno protetto. Cafu mi portava fuori a cena con i suoi figli, Pirlo mi diceva ‘Tu corri, che la palla arriva’. E arrivava sempre”.
Il ruolo di Fondazione Milan
Oggi Pato è il volto di Sport for Change, il programma di Fondazione Milan che aiuta i ragazzi in difficoltà. “Ho vissuto momenti difficili, gli infortuni mi hanno tolto tanto, ma il supporto del Club è stato fondamentale. Oggi voglio restituire quello che ho ricevuto, creando ambienti sicuri per i bambini che sognano in contesti complicati”.
L’intervento si è concluso con un messaggio ai giovani: “Non smettete mai di sognare, ma ricordate che il successo senza l’umiltà e il rispetto per gli altri non ha alcun valore”. Un manifesto perfetto dello “Stile Milan” che, ancora una volta, il Papero ha dimostrato di avere cucito addosso.